Venerdì, 29 Agosto, 2014

Primo caso in Italia di "Stepchild adoption"

Il Tribunale per i Minorenni di Roma ha riconosciuto l'adozione di una bimba che vive in una coppia omosessuale, figlia biologica di una sola delle due conviventi, che sono libere professioniste. Si tratta del primo caso in Italia di "stepchild adoption". Lo rende noto Maria Antonia Pili, legale con sede a Pordenone e presidente di Aiaf Friuli.

Le due donne vivono insieme da circa dieci anni e tanto tempo fà hanno maturato la volontà di condividere un progetto di maternità, come quello che poi si è realmente realizzato.

La bimba, che oggi ha cinque anni, è stata concepita con procreazione assistita eterologa in un Paese europeo.

Il Tribunale ha accolto il ricorso presentato per ottenere l'adozione della figlia da parte della mamma non biologica, la "stepchild adoption", già consentita in altri Paesi.

Le due donne, sposate all'estero, si erano rivolte all'Associazione italiana avvocati famiglia e minori, per procedere con il ricorso per l'adozione.

Così l'avvocato Maria Antonia Pili spiega l'iter seguito dalla coppia omosessuale alla quale il tribunale dei minorenni di Roma ha riconosciuto l'adozione: ''Le due mamme, hanno dapprima intrapreso e portato a termine un percorso di procreazione eterologa all'estero e, dopo la nascita della bambina, hanno stabilmente proseguito nel progetto di maternità condividendo con ottimi risultati compiti educativi ed assistenziali, nonché offrendo alla minore una solida base affettiva''.

Il ricorso è stato accolto sulla base dell'articolo 44 della legge sull'adozione del 4 maggio 1983, n. 184, come modificata dalla legge 149 del 2001, il quale contempla l'adozione in casi particolari

La decisione del Tribunale per i Minorenni di Roma, che ha riconosciuto l'adozione di una bimba che vive in una coppia omosessuale formata da due donne, una delle quali è la madre biologica,  inoltre, ha una stretta assonanza con quanto stabilito dalla Cassazione, che l'11 gennaio 2013 diede il via libera alla possibilità che i figli siano cresciuti da coppie gay, quando non è a rischio il corretto sviluppo del minore.