NUOVA OCCASIONE MANCATA

NUOVA OCCASIONE MANCATA

 

Premesso che la coperta resta corta e che è assai difficile far fronte all’assalto alla diligenza che puntualmente si riproduce, nella circostanza, da parte della miriade di lobbies presenti in ogni comparto, la legge di bilancio 2018 che affronterà a breve l’esame del Parlamento si presenta come una nuova occasione mancata per dare un messaggio di svolta rispetto al passato, nel senso di confezionare una manovra improntata alle riforme, in grado di accompagnare e sostenere la crescita, finora modesta, del Paese.

Esaminando nel complesso i provvedimenti in essa contenuti, l’impressione che se ne trae è quella che abbiano prevalso scelte minimaliste e conservative, nel più perfetto stile equilibrista italico, accentuato dall’avvicinarsi della scadenza della legislatura con le conseguenti inevitabili spinte elettoralistiche, che hanno prodotto una dispersione delle poche risorse disponibili in mini misure, che non paiono essere in grado di dare rinnovato slancio al sistema Paese.

Considerando che dei 20 miliardi in cui si sostanzia la manovra quasi 16 vanno a coprire il rinvio dell’aumento dell’IVA per le clausole di salvaguardia, ciò che residua viene utilizzato per il solito rosario di bonus su mobili, ristrutturazioni, rottamazioni, aree verdi, per la reiterazione dei 500 euro per i diciottenni, la detrazione per gli abbonamenti ai mezzi pubblici, l’aumento del 10% dell’assegno d’inclusione per le famiglie numerose, misure senza dubbio condivisibili, ma che non saranno incisive, visto lo scarso impatto dovuto alle poche risorse che l’accompagnano.

Ciò che ci sentiamo di segnalare come provvedimenti sicuramente opportuni, oltre al fatto che si deve riconoscere l’impegno di mantenere all’interno di un percorso virtuoso l’andamento del debito pubblico, è: l’estensione degli sgravi per le assunzioni dei giovani ed al Sud, per l’assunzione di 1600 ricercatori universitari, per le assunzioni nella sicurezza pubblica, corpi di polizia e vigili del fuoco; la proroga per iper e super ammortamento sugli acquisti legati alla modernizzazione delle imprese; l’incremento del fondo investimenti creato lo scorso anno. Bene anche, seppur si manifestano già diversi pericolosi cedimenti, il tenere fermo, almeno come principio, l’innalzamento a 67 anni dell’età pensionabile, misura dolorosa ed impopolare, ma necessaria per la sostenibilità del sistema previdenziale.

Qui, però, ci fermiamo. Male l’eccessiva attenzione riservata verso i dipendenti pubblici, categoria già abbondantemente protetta, soprattutto nella scuola, con effetti paradossali del tipo seguente: si prevedono aumenti di stipendio per i presidi di 400 euro netti e 89 euro per tutti gli altri, peraltro nessuno legato a valutazioni di merito, e per far sì che detti aumenti non siano confliggenti con il bonus di 80 euro di due anni fa, il governo prevede di innalzare le soglie di reddito dei beneficiari della prebenda. E non finisce qui. Non ci sono misure per favorire la crescita; non c’è la riduzione delle tasse per famiglie imprese da noi sempre auspicata ed invocata; non c’è l’impegno per la digitalizzazione, a parte l’annunciato intervento sull’aggiornamento del digitale terrestre; non ci sono misure a favore del mercato immobiliare, come l’estensione agli uffici, negozi e studi professionali della cedolare del 10%; mancano interventi di valorizzazione del patrimonio culturale.

Il bilancio, insomma, è al momento piuttosto deludente, e rischia di peggiorare ulteriormente, allorché saranno recepite altre richieste dell’ultima ora, come spesso accade, e sempre per scopi elettorali.

A quando una legge finanziaria che guardi lontano nel tempo e nello spazio, che sostenga un ambizioso programma di riforme strutturali che affrontino le note criticità del Paese, come da noi troppe volte segnalate, capace di proiettare l’Italia nelle sfide globali con armi competitive nel medio e lungo termine, così da tutelare gli interessi delle future generazioni e non quelli di bottega, e tale da rivelare la stoffa di autentici statisti nei nostri governanti? Ai posteri l’ardua sentenza. Probabilmente noi non saremo spettatori di questo bel sogno.

 

Cicero