LEGGE ELETTORALE. SIAMO STATI BUONI PROFETI

LEGGE ELETTORALE. SIAMO STATI BUONI PROFETI

All’indomani del deposito delle motivazioni con le quali la Consulta aveva dichiarato incostituzionale il c.d. “Porcellum”, in un editoriale del gennaio 2014 apparso sull’allora sito di Alleanza Popolare, avevamo auspicato che, in linea con la piattaforma programmatica del movimento, il Parlamento avesse orientato le proprie scelte circa il nuovo sistema elettorale, compatibile con le indicazioni della Corte, verso un modello proporzionale alla tedesca, con possibilità di esprimere il voto di preferenza, ed una soglia di sbarramento al 5%.

A distanza di oltre tre anni, e dopo il serio rischio che il Parlamento, tra la miriade di proposte di legge sul tema, non riuscisse a dare agli italiani un sistema di voto coerente fra Camera e Senato, sembra, ed è il caso di sottolineare l’elemento del dubbio e della prudenza, che le principali forze politiche si stiano accordando, per andare nella direzione da noi auspicata nel 2014. E’ vero che, al momento, non esiste una bozza di legge condivisa da portare in aula per votarla in tempi strettissimi (bisognerebbe approvarla prima della fine di giugno, se si volesse andare a votare, come si dice, entro settembre di quest’anno), né un vero e proprio accordo politico sottoscritto dai partiti che stanno convergendo su quest’ipotesi, ma, nonostante questo, forse riteniamo sia la volta buona. La voglia di dare la parola agli italiani, perché indichino una strada, seppur difficile e che passerà necessariamente per delle alleanze fra forze sulla carta in competizione, come ai tempi della prima Repubblica, per un governo pienamente legittimato, ed il fatto che ormai le alleanze ed i patti fra le forze politiche si stringono a colpi di dichiarazioni dei leader, piuttosto che con l’antica penna su carta, fanno pensare che, seppur con aggiustamenti e correttivi destinati ad accontentare un po’ tutti, o quasi, si potrebbe arrivare a chiudere finalmente questa vicenda che, certamente importante per la sopravvivenza di una democrazia moderna e per misurarne lo stato di salute, ha avuto, tuttavia, una rilevanza a nostro giudizio eccessiva, di fronte ai ben più gravi problemi del Paese, sui fronti dell’economia, della lotta alla povertà ed alla disoccupazione, del contrasto al terrorismo ed in materia di sicurezza, d’immigrazione, di welfare, di rapporto con la UE.

Il sistema tedesco che, come noto, contiene alcuni elementi propri di un maggioritario (l’elettore sceglie il candidato, e non il partito, che si presenta nel collegio, e passa chi riesce a ottenere un voto in più), ma è fondamentalmente di natura proporzionale (con il secondo voto l’elettore sceglie la lista o il partito, ed è sulla base di questo che viene definita la distribuzione dei seggi su base proporzionale), andrà necessariamente corretto (ad esempio, il numero dei parlamentari non è fisso come da noi, bensì variabile) ed adattato alla nostra architettura istituzionale, ma può rappresentare il modello a nostro giudizio più adeguato, per avere i pregi del proporzionale, cioè la distribuzione dei seggi che rispecchia esattamente il voto degli italiani, il ritorno ad un rapporto diretto e forte tra candidati in un determinato collegio ed elettori dello stesso, accompagnati dai difetti, ai quali, peraltro, il nostro ordinamento è più che abituato (l’impossibilità per ciascun partito di raggiungere da solo la maggioranza, in Germania non accade dal 1957) e la necessità di formare delle alleanze, e per evitare le gravi distorsioni del maggioritario (alle elezioni del 2015 nel Regno Unito, ad esempio, i conservatori hanno ottenuto il 50 per cento dei seggi con il 36 per cento dei voti e lo UKIP, con il 12 per cento dei voti, ha ottenuto un solo deputato).

In coerenza con quanto già scritto in tempi non sospetti e con i nostri indirizzi programmatici, restiamo convinti che questa sia la strada giusta da percorrere, e contiamo in uno scatto di ragionevolezza e di responsabilità della nostra classe politica, affinché si arrivi presto a sancire definitivamente l’accordo.