Le ragioni del terrorismo

 

I recenti criminosi eventi di Barcellona che seguono tutti quelli che drammaticamente li hanno preceduti, che solo in quest’ultimo anno hanno coinvolto alcune delle principali città europee quali Parigi, Bruxelles, Londra, San Pietroburgo, Stoccolma e Manchester, hanno mostrato che la guerra religiosa tra il mondo islamico e quello occidentale è, come è da secoli accaduto, ancora in atto.

 

Non è più una guerra guerreggiata, visto che lo Stato islamico, di fatto, grazie all’intervento della Russia, è praticamente militarmente sconfitto, ma è indubbio che la guerra continua e continuerà con un terrorismo senza sosta anche grazie all’inesistente politica di contenimento dei flussi migratori che ormai fanno dell’Europa il porto di approdo di milioni di disperati e la carenza di politiche economiche di aiuti da parte dell’Occidente ai Paesi da cui essi provengono.

Mi sono speso sull’argomento più volte in conferenze e scritti, sostenendo che l’impegno primario dell’Occidente doveva esser rivolto in maniera costante a risolvere i problemi economici dei Paesi meno fortunati del pianeta, creando le premesse per uno sviluppo economico su quei territori, così da consentire alle popolazioni di non dover abbandonare più i loro Paesi per emigrare in terre a loro ignote con status sociali spesso assolutamente inaccettabili. Ma la politica di tutti i governi europei, tranne qualche raro caso, non è mai andata in quella direzione, bensì in quella, vana, di arginare il fenomeno dell’emigrazione spendendo a volte cifre assolutamente eccezionali che avrebbero potuto, molto più proficuamente, essere utilizzate per le finalità da me sopra indicate.

Questa politica, in cui anche l’Italia ha fatto molto male la sua parte, fa sì che oggi l’Europa sia un continente sotto assedio nella vana ricerca di contrastare il fenomeno dell’immigrazione in maniera irrazionale con muri, che si ergono a est, con ostacoli, che si frappongono in Marocco, e con cordoni umanitari, che si disperdono nel Mar Mediterraneo, il tutto con costi elevatissimi e risultati assolutamente negativi. Ma qual è la radice del problema? Anche su questo argomento mi sono intrattenuto più volte nel passato. Il problema di fondo, al quale non si pone rimedio, è che non si vuol comprendere che, alla base di questa tragedia, soprattutto per i Paesi arabi e islamici, vi è l’assenza di una conduzione laica della cosa pubblica, conseguente alla carenza di uno sviluppo economico liberale e capitalista diffuso.

In questi Paesi, dunque, avviene oggi ciò che avveniva in Occidente circa 700 anni fa, quando al grido di “Dio lo vuole!” le Crociate sterminavano intere popolazioni senza risparmiare donne o bambini in nome di uno slogan religioso.

A quel tempo in Occidente Stato e Chiesa erano la stessa cosa, ed i sovrani che governavano l’Europa, re ed imperatori, salivano al trovo per “diritto divino” con la benedizione del Papa. Era la Chiesa a comandare e, tranne l’eccezione del regno illuminato di Federico II di Svevia, che conquistò Gerusalemme senza spargere neanche una goccia di sangue, affermando, inoltre, che uno Stato dovesse essere basato sulla laicità, tutti, fino alla Rivoluzione Francese, erano di fatto Stati a governo teocratico.

Il cambiamento in Occidente è avvenuto proprio grazie alla laicizzazione dello Stato, alla separazione della Chiesa dalla gestione della cosa collettiva, alla diffusione del capitalismo ed alla conseguente crescita economica dell’intera società che ha dato a tutti pari opportunità ed ha consentito sì l’arricchimento di alcuni, ma contestualmente ha creato nuovi posti di lavoro e la conseguente possibilità di beneficiare in larga scala dei beni prodotti, consentendo così di creare le basi di stati democratici. La situazione odierna nei Paesi islamici è identica alla nostra di 700 anni fa. Una minoranza fondamentalista governa in nome del Profeta e la maggior parte della popolazione non ha accesso alle forme primarie di sopravvivenza. Fintanto che non riusciremo ad esportare in quei Paesi dei principi laici, attraverso l’istruzione e la cultura, e finché il capo religioso sarà anche quello politico, o finché non verranno diffusi investimenti che seppur gratificano chi li fa, permettendo, tuttavia, alla maggioranza della popolazione di usufruire dei beni conseguentemente prodotti, questo problema non potrà mai essere risolto e, per molti anni, l’Occidente sarà sotto assedio, come avvenne a Bisanzio, quando Maometto II si impadronì della roccaforte dell’Impero d’Oriente. Non c’è dubbio, infatti, che questa guerra potrà essere connotata da una nostra futura sconfitta.

Oggi se l’Onu vuole giustificare il motivo per cui esiste, poiché al di là delle torri scenografiche della sede americana, non si hanno tracce del suo operato, se non sterili condanne verbali, l’Organizzazione dovrebbe impegnarsi a promuovere un’evoluzione di quei Paesi sotto il profilo economico, democratico liberale e del capitalismo diffuso. Senza questo non vi è nessuna speranza che possa avvenire un cambiamento, e fa piacere leggere sul Corriere della Sera del 19 agosto cosa pensa il grande scrittore spagnolo Arturo Pérez – Reverte quando afferma che “l’Islam è incompatibile con la democrazia. Una società retta da leggi religiose non è compatibile con una società basata su leggi democratiche” e “quando gli uomini credono di non dover temere altri che Dio, non si fermano davanti a nulla”.

Noi siamo riusciti a farlo nell’Europa dei Lumi, oggi avremmo l’obbligo morale di aiutare gli altri a farlo nei loro mondi.