IL SOLITO COMPROMESSO AL RIBASSO

 

Quando nel maggio scorso sembrava che i maggiori partiti presenti in Parlamento si fossero accordati per modificare il sistema elettorale sul modello tedesco, pur con la prudenza necessaria, avevamo salutato con soddisfazione e con plauso la soluzione che si andava prospettando, poiché in linea con quanto avevamo proposto fin dal 2014, ed in armonia col programma politico di Alleanza Popolare, da sempre favorevole alle preferenze e ad un Parlamento che rispettasse il più possibile gli orientamenti del corpo elettorale.

Come spesso capita alla nostra classe politica, tuttavia, l’accordo, sulla carta solidissimo, non ha retto ai franchi tiratori e poco dopo un mese, la proposta in questione era destinata ad un binario morto.

Di fronte alla necessità di trovare presto una soluzione, che consentisse agli italiani di andare a votare alla scadenza ormai prossima della legislatura con un sistema elettorale armonico tra Camera e Senato (in mancanza di un intervento normativo ad hoc, si sarebbe votato per la Camera con l’Italicum rivisto dalla sentenza della Corte costituzionale del 25 gennaio scorso, al Senato, invece, con la legge elettorale “Consultellum”, cioè la legge elettorale proporzionale risultante dalla sentenza della Corte costituzionale che ha abrogato alcune parti della legge elettorale Calderoli, meglio nota come “Porcellum”), come, peraltro, anche Mattarella, pur all’interno della correttezza istituzionale, fortemente ha auspicato, i nostri politici hanno partorito il solito compromesso al ribasso, che porta il nome di “Rosatellum bis”, che, dopo il via libera alla Camera, con il controverso voto di fiducia posto dal governo, analogamente il 26 ottobre ha ricevuto il via libera del Senato, sempre con il ricorso al voto di fiducia su cinque articoli della legge, mentre la votazione finale è avvenuta a scrutinio segreto.

Il “Rosatellum”, dal nome di Ettore Rosato del PD che lo propose ancora prima dell’ipotizzato accordo sul modello tedesco, ma che lo ricorda nella sostanza, tanto che veniva chiamato “sistema similtedesco”, ora modificato nella versione “bis”, contempla un sistema misto proporzionale e maggioritario, in cui un terzo dei deputati è eletto in collegi uninominali, nei quali, cioè, viene eletto un solo candidato per coalizione, quello più votato, e i restanti due terzi sono eletti con un sistema proporzionale di lista. E’ prevista una soglia di sbarramento al 3% su base nazionale ed una al 10% per le coalizioni. Dopo la parentesi, mai applicata, dell'Italicum che premiava le singole liste, torna, dunque, nella legge il concetto di coalizione, con un gruppo di liste che potrebbe sostenere un singolo candidato nell'uninominale, come era nel vecchio Mattarellum, ma correre per sé nel proporzionale.

Se, da una parte, è positivo il fatto che detta legge rappresenta, com’è legittimo che sia quando si tratta di stabilire le regole del meccanismo elettorale, una scelta condivisa dalla maggioranza e da una parte importante della minoranza parlamentare, è da stigmatizzare che torna, con essa, l’egemonia delle segreterie dei partiti che decidono i candidati da inserire nelle liste bloccate, senza possibilità di dare al cittadino la possibilità di esprimere le preferenze, e che le coalizioni, che potrebbero formarsi sulla scheda, non saranno poi necessariamente impegnative sul piano politico, lasciando, anche qui, ampia discrezionalità ai vertici delle formazioni che entreranno in Parlamento di formare maggioranze variabili.

Premesso che anche questa legge sarà oggetto di rilievi da parte della Corte costituzionale, presso la quale esponenti di alcuni partiti sono orientati a ricorrere, nell’attesa c’è da auspicare che dall’esito del voto possano venire indicazioni chiare sull’orientamento da dare al futuro governo, che tornerà, si spera, ad essere comunque eletto dagli italiani, dopo molti anni di esecutivi di “Palazzo”.

 

Cicero