GIÙ LE MANI DAL PRESEPE


Sono ormai alcuni anni che, puntualmente, all'avvicinarsi delle feste natalizie, assistiamo alla dissoluzione e dissacrazione di una tra le ricorrenze piu' sentite a livello religioso e popolare in Italia e nel mondo intero. Cio' che stupisce e indigna e' che proprio il nostro Paese, ove la cristianita' continua ad ispirare principi, valori, comportamenti della assoluta maggioranza della gente, diventi la punta avanzata di quel tentativo ormai non piu' subdolo, ma palese e violento, di snaturare l'identita' collettiva, religiosa, storica, culturale del nostro popolo.

 

Non si contano, infatti, e non fanno neppure piu' notizia, i distretti scolastici che vietano la preparazione del presepio e la celebrazione del Natale per quello che effettivamente e', cioe' la memoria dell'inizio della storia di salvezza, con l'incarnazione del Figlio di Dio, in quanto ritenuti discriminatori, specie nei confronti dei fedeli di religione Islamica, e sostituiti rispettivamente, e quando va bene, con l'albero e la favola di Babbo Natale. Quando va bene, dicevamo, peche', in un crescendo di demenza e di volonta' di protagonismo, quest'anno ci ha regalato un paio di "camei"  degni di attenzione e sopratutto di sdegno, a nostro parere.

 

Il primo e' quello di cui si e' reso protagonista un gruppo di giovani all'interno della chiesa della Santissima Trinita' a Bassano del Grappa, i quali hanno avuto la geniale idea di sostituire la classica, e forse per loro vetusta, capanna o grotta con la Sacra Famiglia, il bue, l'asinello e i pastori adoranti con un barbone. Ai piedi dell'altare, infatti, e' stato ricostruito un classico angolo di strada, e tra cartoni, bottiglie rotte e sporcizia varia, spunta il manichino di un barbone che si ripara dal freddo. Il secondo, e' quello avvenuto nella colta Firenze, alla scuola "Cadorna", dove, dopo aver vietato ad insegnanti e bambni di parlare della nascita di Gesu' bambino, nel presepe questi e' stato sostituito da un topo.

Di fronte a notizie del genere, ci sentiamo smarriti e sorpresi, perche' pensavamo e speravamo che il degrado civile che oramai permea la nostra societa' ad ogni livello potesse arrestarsi davanti la sacralita' di feste come quella di Natale ed alle tradizioni autenticamente popolari da esse generate e collegate. Dopo lo sconforto, pero', ci sia consentito di gridare forte la nostra identita' come popolo e nazione che, per quanto troppe volte vilipesa e oltraggiata, ha in se' comunque elementi di positivita' e di genialita' di cui e' legittimo andare fieri. Vogliamo rinnovare, pertanto, la nostra fedelta' al Natale, in quanto nascita del Salvatore, ed al presepe tradizionale, rappresentazione semplice ma efficace dell'amore del Cielo per la terra, consacrazione della famiglia come siamo abituati da sempre a conoscerla, celebrazione felice e armoniosa della dignita' degli uomini, tutti gli uomini, compresi i migranti, impersonati dai Magi, degli animali e del creato, presenti in questo piccolo esempio di edilizia sacra e comunitaria. Chi puo' sentirsi scandalizzato od offesso da cio'? Forse soltanto i troppi eredi di Erode, che, proprio in questi giorni di preparazione alla principale festa della gioia peri bambini, continuano a farne strage.

 

Ferdinando  Toscano