BUROCRAZIA: LA PALLA AL PIEDE DEL PAESE

BUROCRAZIA: LA PALLA AL PIEDE DEL PAESE

 

La semplificazione normativa e fiscale, delle procedure amministrative e decisionali, la sburocratizzazione della macchina pubblica, l’abbattimento della spesa pubblica improduttiva sono un mantra che ha contraddistinto gli ultimi governi di ogni colore da almeno tre lustri, ma è inutile dire che sono rimasti slogan elettoralistici senza alcun effetto concreto. Anzi, si è andati nella direzione opposta, soprattutto con riferimento a quella zavorra che affossa inesorabilmente il Paese da sempre: la burocrazia e la farragginosità delle procedure decisionali, che ne è una declinazione conseguente.

Un dato che rende l’idea della direzione che hanno preso le scelte della classe dirigente in questi ultimi 15 anni. Agli inizi del nuovo millennio il contribuente italiano non aveva più di 5 adempimenti burocratici annuali per potersi considerare un cittadino ligio alla legge e che paga le tasse. Oggi, grazie agli interventi normativi succedutisi in nome della semplificazione, sono arrivati a circa 858 adempimenti in un anno. Per non parlare, poi, del carico che pesa su chi vuole fare impresa e rimanere competitivo, poiché, in tal caso, agli obblighi naturali imposti agli imprenditori dal diritto privato, si aggiungono, se la società è a partecipazione pubblica, gli oneri previsti dalla disciplina pubblicistica. In un contesto così fatto, gli imprenditori che riescono ad essere competitivi, dimostrano capacità straordinarie e quasi sovraumane, di fronte alle quali non possiamo che toglierci il cappello.

Tornando, però, all’interno della dimensione istituzionale, ciò che veramente paralizza la macchina pubblica laddove intende intraprendere un progetto o una qualsiasi iniziativa, a dimensione locale o nazionale, è l’eccessiva pluralità dei soggetti che occorre coinvolgere per garantire la coralità delle decisioni, affinché esse siano conformi a criteri urbanistici, sanitari, ambientali, anti corruzione, di sicurezza sul lavoro, di tutela del patrimonio culturale, di trasparenza informativa, ecc. ecc. In più, alcune procedure esecutive sembrano disegnate apposta per facilitare la non-decisione, poiché ciascun soggetto deputato a contribuire al processo nel suo complesso, tende a tutelare il proprio orticello senza tener conto di accavallamenti, sovrapposizioni, contrasti di valutazione e senza guardare al risultato finale ed ai tempi necessari per raggiungerlo.

Sotteso a quanto appena segnalato, vi è un altro problema di fondo, di natura culturale e, quindi, ancor più grave, se possibile, e cioè la perdita del principio di autorità tra i singoli cittadini, ma anche nei rappresentanti delle istituzioni ad ogni livello, che ha prodotto l’effetto che un qualsiasi processo decisionale tende a non chiudersi mai, ad essere messo continuamente in discussione, avversato e contestato, senza che vi sia una sanzione per chi non adempie a provvedimenti definitivi. Abbiamo scambiato l’autoritarismo, da rigettare, con l’autorità, che invece serve, e va rispettata. La vicenda della linea ad alta velocità Torino-Lione è iconica rispetto al problema culturale segnalato. Dopo 27 anni di progetti e oltre 1 miliardo di euro già spesi, non è stato realizzato ancora nemmeno un metro di linea ferroviaria sul lato italiano, ma in compenso l’intero progetto, studiato, valutato a lungo sotto ogni profilo, approvato dall’Italia e dalla Francia, è costantemente al centro di manifestazioni, anche violente, di chi continua ad opporsi alla sua realizzazione.

Come se non bastasse, ci si mettono spesso anche i giudici, che stanno sempre più assumendo il ruolo di custodi e tutori di ultima istanza della moralità pubblica, onnipresenti in ogni ambito di interesse collettivo, provocando con ciò spesso ritardi e incertezze nell’azione dei decisori politici.

L’Italia, insomma, risulta bloccata da norme inutili e dannose, scritte senza tener conto della realtà, della prassi e delle conseguenze effettive che producono, e di una burocrazia che, lungi dal ridimensionarsi, ha acquisito negli ultimi anni peso interdittivo crescente, e che impedisce alle energie dinamiche, creative e sane del Paese di contribuire alla sua rinascita economica e civile. Ci piacerebbe che le prossime elezioni politiche e la campagna elettorale, già iniziata, fossero occasione per spazzare il campo da facili demagogie e beceri e ripetuti slogan, ma temiamo che saremo ancora una volta delusi.

Cicero